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Recensione di Dario Galluzzi
Se è vero che tecnicamente la foto è luce, per Tonino la foto è illuminazione. Lì, davanti all’emozione dell’attimo, si raccoglie un momento poi “fa fuoco”. In alcune culture si dice “un colpo, una vita”, intendendo che dentro una singola azione, a volte, c’è tutto ciò che è possibile dire di sé e dell’universo mondo.
Tonino non ha timori, né dell’ovvio né dello sconosciuto. Sicuro della sua volontà e seguendo la sua sviluppata sensibilità, mette tutto sé stesso in un paesaggio, così come in un’elaborazione fotografica. E’ una foto già vista?
Bene, l’ha vista anche lui e ce lo racconta con gioia.
In questo mondo, sempre più frenetico e colmo di comunicazione ed immagini, tutto è stato già visto. Tutto è stato elaborato, innovato, riletto, provocatoriamente e sfacciatamente distrutto e ricostruito.
Tonino non insegue il sensazionalismo. Non cerca mai di sfruttare la fragilità, i desideri o le paure innate dell’uomo ma, al contrario, vivendo con entusiasmo i valori fondanti dell’essere umano, punta a regalare qualche momento sereno, lasciando che l’osservatore possa ritrovare un pezzetto di se stesso in ogni sua foto.
Lasciamoci andare a guardare senza misurare, confrontare, soppesare ogni foto. Lasciamoci cadere dentro la foto. Sarà allora che l’oggetto del nostro sguardo ci restituirà molto di più dei colori contenuti nella luce incidente riflessa dalla foto: lo sguardo incantato di Tonino.
Attraverso la sua fotografia, Tonino ci suggerisce di fermarci per un attimo e ritrovare il tempo di guardare con occhi nuovi un luogo consueto. Ci spinge ad osservare la diversa atmosfera dei luoghi, così come qualche particolare meno visibile dietro la struttura ordinaria di ciò che ci circonda.
Per Tonino non è centrale la ricerca di luoghi esclusivi quanto piuttosto, la sostanzialità della sensazione che conduce all’osservazione di ogni specifico luogo. Questo fa si che la vitalità del suo essere si esprima con vero entusiasmo. E’ un guardare la realtà così come è, senza razionalizzarla, di pancia, lasciando esprimere il subconscio. Ed ecco che la forza vitale di Tonino, la sua visione positiva, l’ottimismo, ci conducono ad un diverso modo di osservare, ed il subconscio coinvolto non è più solo il suo.
Tonino non è interessato al facile plauso. Nessun ammiccamento, nessuna provocazione. Prosegue sereno la sua ricerca del luogo spirituale, per lui evidente dietro ogni luogo fisico. Non ha importanza il dove, ma il quando.
Il suo percorso creativo trae linfa dalla concretezza della realtà, ma il suo sogno è immateriale ed etereo: suggerire in una foto l’immaginario di tutti. E’ alla ricerca di una osmosi tra dentro e fuori, tra reale e “sospetto” di qualcosa oltre il reale. Qualcosa che il nostro ricordo ancestrale nasconde a sé stesso. E’ un sogno unificante: esprimere il tutto con l’evidenza di sé, agli occhi convergenti di tutti gli osservatori.
La fotografia è per lui come un droga ormai. Incontrata una foto e, trovato quel momento, provata quella sensazione, ecco lo scatto. Un fugace piacere, una breve meditazione e… Tonino riparte alla ricerca di altro, altro cibo per lo spirito.
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